Dal mese di luglio 2010, la Bibliothèque Nationale de France rende disponibili oltre 1400 scansioni dei libri che custodisce nell’immenso archivio di Wikimedia Commons, in continua espansione.
Pur senza stipulare un programma di partnership ufficiale, anche lo Studio Harcourt, specializzato nei ritratti delle celebrità e a suo tempo riconosciuto da Roland Barthes come uno dei Miti d’oggi, ha cominciato a caricare il proprio materiale.
Sono gli esempi più recenti di una serie di istituzioni che hanno scelto di diffondere il proprio patrimonio senza le restrizioni del diritto d’autore.
Nel caso del Bundesarchiv, l’archivio federale tedesco, della Deutsche Fotothek e del Tropenmuseum, l’inestimabile valore delle collezioni testimonia una sensibilità acquisita e ormai pienamente sviluppata per la libera circolazione del sapere.
Allo stesso modo, tra gli enti che aderiscono al progetto Flickr Commons non figurano più soltanto Università e Biblioteche del Nord-America.
L’importanza di simili iniziative sta non solo nel preziosissimo contributo alla documentazione e all’arricchimento di una memoria globale attraverso i più importanti canali del sapere condiviso, ma soprattutto nell’offrire accesso immediato e gratuito ad un repertorio sconfinato per chiunque si cimenti nella produzione di un’opera dell’ingegno.
In effetti, anche nella stessa Wikipedia, la pura e semplice consultazione delle serie non è diretta: le immagini provenienti dai diversi archivi sono distribuite, pubblicate nelle differenti voci associate. Probabilmente, già da tempo altre collezioni online “private”, o meglio senza licenza di pubblico dominio, offrono indici strutturati e migliori percorsi di navigazione.
D’altra parte, risulta cruciale il fatto che le immagini siano disponibili ad alta risoluzione e non siano richiesti diritti per il riutilizzo.
In Italia, ma più generalmente in Europa, dove la tradizione di servizio pubblico dovrebbe essere più radicata, c’è invece un grande ritardo dovuto a diversi ordini di cause:
in primo luogo non si è ovunque proceduto ad una digitalizzazione sistematica dei materiali e alla loro catalogazione ragionata; senza poi generalizzare, insinuando che la presunzione di interessi particolari possa ostacolare la diffusione di un bene collettivo, è indubbio che una scarsa coordinazione tra i soggetti e un’altrettanto esigua considerazione per le nuove modalità di relazione con la cittadinanza costituiscono un serio handicap, che continua a gravare sulle nostre teste come una barriera anacronistica contro l’accesso universale alla conoscenza.
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