Ci siamo quasi? Il fantasma del libro elettronico che da anni alimenta fiere, dibattiti e fantasticherie si sta materializzando in oggetti concreti con fondate possibilità di entrare nell’uso comune.
Stiamo già assistendo ad una primitiva “guerra degli standard”, per l’imposizione di quello che dovrà probabilmente diventare il canone di riferimento, e all’acceso confronto, quasi ideologico, tra le impostazioni alternative proposte dall’iPad e dal Kindle di Amazon.
Senza soffermarsi troppo sulle differenze tra i dispositivi, risalta però in primissima battuta come il recente prodotto di casa Apple sia concepito per rivestire diverse funzioni, tra le quali la lettura ha certamente assunto importanza primaria ma si ritrova ad essere trainata dagli altri molteplici usi.
Come sottolinea Gino Roncaglia, autore di un saggio sul libro elettronico, l’iPad trova nella lettura la sua applicazione decisiva; viceversa, in ottica di uso esclusivo e dedicato, ogni accessorio costituisce un potenziale valore aggiunto. È in questo senso che l’iPad può essere definito come un “prodotto ponte”, in una prospettiva ben più ampia della limitata distinzione tra portatile e tablet, ereader e telefono, eccetera.
Le difficoltà in alcuni dettagli tecnici della costruzione, nella stabilità delle applicazioni o gli stessi problemi di usabilità, che monopolizzano l’attenzione nei siti e nelle riviste del settore, potrebbero passare in secondo piano.
I limiti effettivi sono altri: in primo luogo, manca tuttora una resa efficace delle caratteristiche fisiche dell’oggetto-libro, nonostante la rapida evoluzione tecnologica degli schermi tattili e dell’inchiostro elettronico, destinato ad offrire una visualizzazione sempre più prossima alle risoluzioni della stampa.
Con ciò infatti non intendo l’eventuale affaticamento della vista, o l’affetto nostalgico per le pagine da sfogliare, il peso e l’odore della carta, oppure il piacere dell’accumulazione e delle collezioni, quanto tutto il surplus di contorno al testo, che lo espande e lo completa. Lo sviluppo degli elementi che gli specialisti definiscono “paratesto” non è proceduto di pari passo con il progresso dei formati: gli strumenti per segnare ed evidenziare le pagine, annotare e commentare, possono essere ulteriormente potenziati e soprattutto resi maggiormente condivisibili, laddove l’attenzione per lo standard resta soltanto marginale.
Inoltre, la fragilità di una tecnologia che ha superato da poco lo stadio del prototipo non permette ancora un utilizzo immediato, spensieratamente pratico, libero dalla costante preoccupazione che il nuovo gioiellino si possa danneggiare: il costo dei componenti determina la convenienza delle eventuali operazioni di riparazione.
Indubbiamente, da un punto di vista ecologico, il libro elettronico offre il vantaggio di un notevole risparmio di carta ed inchiostro. Il tema della sostenibilità si fa col tempo più pressante e sembra già dimostrato il beneficio del Kindle rispetto alle edizioni cartacee, ma la valutazione d’impatto ambientale dipende necessariamente dalla quantità di testi considerati.
Rimanendo in tema di economie di scala, nel transito alla modalità liquida, se da un lato si abbattono i costi della distribuzione e se ne semplificano i passaggi, dall’altro l’investimento nella digitalizzazione si rivela tuttora oneroso al di sotto di determinati volumi e concentrazioni o delle dimensioni organizzative.
Come per l’editoria, anche la stampa quotidiana e periodica ha già parzialmente trasformato le proprie strutture per rinnovare le prime fasi del processo produttivo, senza però considerarlo nella sua interezza; lo stesso vale per archivi e biblioteche.
In ogni caso, spostandosi dal lato dei lettori-consumatori, la comodità della conversione ad un ereader è tanto maggiore quanto più grande è il ricambio dei contenuti, dovuto alla sua obsolescenza o alla deperibilità del supporto, o viceversa quanto più difficile risulta la reperibilità. Tra gli esempi più significativi figurano dunque i testi didattici e specialistici, la manualistica e soprattutto l’informazione piuttosto che la narrativa bestseller.
Se è vero che l’impianto del supporto cartaceo va mantenuto per non disorientare, stravolgere abitudini e forme consolidate dal tempo o dall’efficienza funzionale, bisogna riconoscere che le potenzialità della convergenza multimediale non sono state esplorate e sfruttate fino in fondo.
La ricchezza degli ipertesti è data dall’integrazione di audiovisivi, dall’interconnessione dei riferimenti bibliografici o critici, dall’indicizzazione semantica, e se la stampa ha effettivamente compiuto qualche passo in questa direzione (non esiste ormai giornale senza controparte sul web), date le esigenze di tiratura e aggiornamento lo sforzo per le redazioni risulta molto impegnativo. Il rinnovamento non ha ancora investito pienamente l’attività umana, intellettiva, editoriale: la tecnologia, pur offrendo continuamente ulteriori strumenti, si trova già comunque ben più avanti della consapevolezza e dell’estensione che ne derivano sul piano di attuazione, dei contenuti.
Lo scarto più consistente da colmare risiede quindi in un lungo processo di addestramento, sensibilizzazione, adattamento e riorganizzazione che allo stato attuale si trova soltanto agli inizi. La destinazione è approssimativamente fissata, il tempo a disposizione non manca, ma di strada da fare ne resta ancora molta!
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tutto molto giusto, però se io mi perdo un libro o si rovina pazienza, se mi si rompe l’ipad è un gran problema. alla fine, per ora, vale più il contenitore che il contenuto.
scusate la pigrizia….io nn vedo l’ora che me li leggano i libri…che se no divento cieco…t’immagini che bello ascoltare!